Grazia Deledda nasce il 27 settembre 1871 a Nuoro da una famiglia molto numerosa e frequenta le sole scuole elementari, anche se, in seguito, sarà istruita privatamente da un professore ospite di una sua parente e approfondirà da sola gli studi letterari.
Fin da giovanissima Grazia deve assistere a lutti e drammi famigliari: la sorella Giovanna muore a sei anni, un’altra, Enza, muore di parto nel 1896; il padre scompare nel 1892; il fratello Santus abbandona gli studi e finisce alcolizzato, mentre l’altro Andrea, viene arrestato per furto e spaccio di monete false. In mezzo a queste sfortunate vicende, Grazia si dedica alla lettura e ai primi tentativi di scrittura che sfociano presto nelle prime pubblicazioni: nel 1888, a soli diciassette anni, pubblica il primo racconto Sulla montagna, sul settimanale romano "Paradiso dei bambini" e, nello stesso anno, inizia la collaborazione con il periodico "L’ultima moda" pubblicando il racconto Sangue sardo e, l’anno successivo, il suo primo romanzo Memorie di Fernanda.
Dal 1891 collabora costantemente con varie riviste sarde e continentali pubblicando racconti, romanzi, poesie e studi sulle tradizioni locali. Sebbene le prime prove letterarie siano viste con disapprovazione e sfiducia sin dalla famiglia che dall’ambiente conservatore di Nuoro, la Deledda prosegue la sua vocazione di scrittrice, finché, nel 1897, la recensione al romanzo La via del male, firmata da Luigi Capuana, segna definitivamente la sua affermazione fuori dall’isola. Nel 1899 si compie l’avvenimento decisivo per la vita privata della scrittrice: durante il suo primo viaggio a Cagliari conosce il ragioniere mantovano Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze, che sposa l’anno successivo a Cagliari. Trasferitasi a Roma con il marito, inizia la stagione creativa più felice per la Deledda: con la pubblicazione di numerose opere fra le quali ricordiamo Cenere nel 1904, L’edera nel 1908, Canne al vento nel 1913, Marianna Sirca nel 1915, La madre nel 1919. Nell’estate del 1920 la scrittrice sceglie la località di Cervia, sulle coste dell’Adriatico, per i suoi soggiorni estivi, dove ritorna ogni anno fino al 1935. Determinante per il suo puntuale ritorno nella località adriatica, è sicuramente la natura del paesaggio ancora incontaminato, oltre che la vicinanza degli scrittori che risiedono in Romagna: Marino Moretti, Alfredo Panzini e Antonio Beltramelli con i quali instaura un rapporto dialettico molto proficuo ed una sincera amicizia.
Nel novembre del 1927 giunge a Grazia la comunicazione ufficiale della vittoria del Premio Nobel per la Letteratura (Canne al vento ambientato a Galtellì ), che ritira a Stoccolma con il marito. Questo avvenimento non sconvolge la vita della scrittrice e nemmeno le polemiche e discussioni che seguono il conferimento del premio. Grazia Deledda muore a Roma il 16 agosto 1936.
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